L’archeologia urbana non si presenta come un grande sito unitario, ma come una trama diffusa che riaffiora durante restauri e interventi pubblici o privati. Attraverso questi affioramenti puntuali emerge l’immagine di una città costruita su memorie più antiche: frammenti sparsi, discontinui, che riemergono in modo naturale negli abitati la cui storia si stratifica, vive e sopravvive su se stessa.
Nella periferia immediata, le frazioni storiche di Massama, Silì e Donigala conservano le tracce della vocazione agricola del territorio. Qui si riconoscono resti di insediamenti rurali di età romana, con materiali ceramici e laterizi che testimoniano la presenza di ville, fattorie e strutture produttive distribuite lungo le vie di collegamento tra il Campidano e il Sinis. Questi luoghi mostrano come l’area fosse intensamente abitata e coltivata già in epoca antica, con continuità che prosegue nel Medioevo e nell’età moderna.
Sul litorale, Torregrande rappresenta un punto di osservazione privilegiato per comprendere la relazione tra Oristano e il mare. Le evidenze archeologiche, seppur discrete, documentano attività legate alla pesca, alla navigazione e allo sfruttamento delle risorse costiere, con frammenti ceramici di età romana e tardoantica e tracce di strutture funzionali alla produzione e conservazione del pesce. Il litorale conserva inoltre la memoria della viabilità costiera che collegava Tharros al Campidano, confermando il ruolo strategico della fascia marina nel sistema insediativo antico.
A sud, Santa Giusta costituisce uno dei luoghi più rilevanti per la comprensione della storia antica del territorio oristanese. L’area conserva resti di insediamenti romani legati alla produzione agricola e alla rete viaria, oltre a materiali che documentano la continuità tra età romana, tardoantica e medievale. La basilica romanica, costruita su un’area già frequentata in epoca precedente, rappresenta un punto di incontro tra archeologia e storia religiosa, e testimonia la trasformazione del paesaggio insediativo nel passaggio al Medioevo.
Tutti questi luoghi sono legati da un rapporto profondo con Tharros, la grande città fenicia, punica e romana del Sinis, la cui eredità materiale e simbolica ha influenzato la formazione di Oristano dopo l’abbandono dell’antico centro nell’XI secolo. L’archeologia della città e della sua periferia non può essere letta senza questa relazione, che definisce continuità, trasferimenti di popolazione, riusi di materiali e permanenze culturali.
Nel suo insieme, l’archeologia di Oristano racconta una città nata da un territorio stratificato, in cui centro urbano, periferia agricola, litorale e aree limitrofe compongono un paesaggio storico unitario. È un’archeologia che non si concentra in un singolo monumento, ma nella relazione tra luoghi, memorie e trasformazioni, restituendo la profondità storica di un’area che ha sempre vissuto in dialogo con il mare, con il Sinis e con le comunità che lo hanno abitato nei millenni.