Collezione Guastini
Nata nell’Ottocento nell’Iglesiente, la collezione Guastini proviene con ogni probabilità dalla grotta-santuario di Su Mannau: lucerne nuragiche, puniche, attiche ed ellenistiche, ceramiche rituali e una pintadera.
La collezione
La Collezione Guastini nasce nell’Ottocento, in un periodo in cui l’Iglesiente era attraversato da un’intensa attività mineraria e da un crescente interesse antiquario. In quel clima di scoperte fortuite e recuperi non ancora regolamentati, la famiglia Guastini iniziò a raccogliere oggetti provenienti dal territorio, componendo nel tempo un insieme sorprendentemente coerente. La natura dei reperti, la loro qualità e la loro omogeneità suggeriscono che la collezione non sia il risultato di ritrovamenti casuali, ma provenga da un contesto cultuale ben definito.
Tutto indica che quel contesto fosse la grotta di Su Mannau, a Fluminimaggiore. La grotta, collegata da un’antica strada al vicino santuario di Antas, era un luogo sacro già nella Prima Età del Ferro e continuò a esserlo in età punica e romana. La sua grande sala interna, articolata in rientranze e sporgenze e conclusa da un laghetto, offre lo scenario ideale per comprendere la funzione votiva dei materiali oggi conservati nella collezione. Gli scavi condotti negli anni Cinquanta confermarono la presenza, in quel luogo, di lucerne nuragiche, puniche, attiche ed ellenistiche, insieme a una notevole quantità di cenere legata a sacrifici rituali. Gli oggetti della collezione Guastini coincidono perfettamente con questo quadro.
Le lucernine nuragiche, numerose e di forme diverse, sono tipiche dei depositi votivi in grotta e raccontano una frequentazione sacra che attraversa i secoli. Accanto a esse compaiono piccole lucerne puniche a conchiglia, due eleganti lucerne attiche e una lucerna ellenistica a tazzina, testimonianze di un luogo che, pur radicato nella tradizione nuragica, rimase aperto ai contatti mediterranei. La presenza simultanea di materiali di epoche e culture diverse restituisce l’immagine di un santuario frequentato a lungo, in cui si sovrappongono gesti rituali e pratiche votive di comunità differenti.
La collezione conserva anche ceramiche nuragiche di grande pregio. Tra queste spicca un’anforetta piriforme a falso versatoio, decorata da una raffinata sequenza di cerchielli concentrici. È un pezzo unico, che rimanda ai rituali dell’acqua nei templi a pozzo e nelle fonti sacre. Altre ceramiche, come le brocchette askoidi, raccontano invece il mondo dei rituali del vino, un ambito che nella Sardegna dell’Età del Ferro si intreccia con l’arrivo dei Fenici e con la diffusione di nuove pratiche conviviali e cultuali. La presenza di frammenti decorati, anse, colli e superfici incise o impresse completa il quadro di una produzione ceramica ricca e simbolicamente connotata.
Un altro oggetto emblematico è la pintadera della collezione, un disco decorato da segmenti radiali e cerchi concentrici, perfettamente confrontabile con esemplari provenienti da villaggi nuragici come Genna Maria. La sua funzione, probabilmente legata alla decorazione del corpo, dei tessuti o dei pani cerimoniali, introduce un ulteriore livello di complessità simbolica e rituale.
Un piccolo santuario portatile.
Nel suo insieme, la Collezione Guastini appare come un piccolo santuario portatile, un nucleo di oggetti che raccontano la continuità del sacro in Sardegna dal mondo nuragico fino all’età romana. È una collezione che documenta la ricchezza dei culti ipogei, la persistenza delle pratiche votive e la capacità delle comunità locali di dialogare con il Mediterraneo, integrando forme, tecniche e simboli provenienti da Oriente e Occidente. In questo senso, la collezione non è soltanto un insieme di reperti, ma una testimonianza viva della lunga durata della religiosità sarda e della sua apertura culturale.
Le tipologie di reperti
La Collezione Guastini comprende innanzitutto un nucleo molto ricco di lucernine nuragiche, sia a cucchiaio sia cordiformi, tipiche dei contesti votivi in grotta e spesso associate ai culti della Prima Età del Ferro. Accanto a queste compaiono lucerne puniche a conchiglia, di piccole dimensioni e chiaramente destinate a un uso rituale, insieme a lucerne attiche monolicni e a una lucerna ellenistica a tazzina, che testimoniano la lunga frequentazione del luogo di provenienza e i contatti con il Mediterraneo orientale.
La collezione conserva poi importanti esempi di ceramica nuragica di pregio, tra cui spicca un’anforetta piriforme a falso versatoio, decorata da cerchielli concentrici e lavorata al tornio, un pezzo unico per qualità e stato di conservazione. Sono presenti anche brocchette askoidi, spesso ornate da cerchielli impressi, legate ai rituali del vino e documentate sia in contesti abitativi sia in luoghi di culto. A queste si aggiungono frammenti ceramici decorati, come anse, colli e superfici incise o impresse, che completano il quadro della produzione tardo nuragica.
Un altro elemento significativo della collezione è una pintadera discoidale, con segmenti radiali, punti marginali e cerchi concentrici, perfettamente confrontabile con esemplari provenienti da villaggi nuragici come Genna Maria. La sua presenza suggerisce pratiche legate alla decorazione del corpo, dei tessuti o dei pani cerimoniali.
I luoghi di ritrovamento
La geografia dei ritrovamenti legati alla Collezione Guastini si concentra soprattutto nell’area sud-occidentale della Sardegna, in particolare nell’Iglesiente, un territorio ricco di cavità naturali, miniere e percorsi antichi che collegavano i luoghi di culto ai villaggi e alle aree di transito. È in questo paesaggio, segnato da montagne calcaree, altipiani e vallate percorse da corsi d’acqua, che si colloca la grotta di Su Mannau, il luogo che con maggiore coerenza sembra aver restituito la maggior parte dei materiali oggi conservati nella collezione.
Su Mannau è una grotta monumentale, profonda e articolata, con una grande sala interna che presenta rientranze, sporgenze e un laghetto terminale. La sua posizione, collegata da un’antica strada al vicino santuario di Antas, suggerisce un ruolo cultuale di lunga durata. La tipologia dei reperti (lucernine nuragiche, lucerne puniche e attiche, ceramiche rituali, pintaderas) coincide perfettamente con quanto ci si aspetta da un santuario ipogeo frequentato tra la Prima Età del Ferro e l’età romana. La presenza di lucerne di epoche diverse, insieme a ceramiche votive e oggetti simbolici, indica un luogo in cui si sono sovrapposte pratiche rituali di comunità nuragiche, fenicie, puniche e romane.
Accanto a Su Mannau, si possono ricordare altri luoghi che, pur non essendo direttamente collegati alla Collezione Guastini, costituiscono il quadro più ampio della diffusione delle tipologie ceramiche e degli oggetti analoghi a quelli presenti nella collezione. Si tratta di nuraghi, villaggi, tombe dei giganti, fonti sacre, templi a pozzo e santuari distribuiti in tutta l’isola, dal Gallurese al Campidano, dal Logudoro al Sinis. Questi siti includono complessi come Palmavera e Sant’Imbenia ad Alghero, Serra Niedda e Monte Cao nel Sassarese, Serra Orrios e Tiscali nel Nuorese, Losa, Santa Cristina, Su Monte e Mitza Pidighi nell’Oristanese, fino ai grandi santuari del Medio Campidano come Santa Vittoria di Serri, Sant’Anastasia di Sardara, Su Mulinu di Villanovafranca e Su Nuraxi di Barumini.
Questi luoghi rappresentano un mosaico di contesti diversi: villaggi abitati, aree sacre, fonti votive, pozzi cerimoniali, grotte-santuario, necropoli e insediamenti complessi. La loro distribuzione geografica mostra come le forme ceramiche e gli oggetti rituali presenti nella Collezione Guastini appartengano a una tradizione materiale diffusa in tutta la Sardegna, ma la concentrazione e la natura dei reperti della collezione rimandano con forza a un contesto ipogeo specifico, coerente e stratificato, come quello di Su Mannau.
In sintesi, la Collezione Guastini si colloca all’incrocio tra una geografia sacra che attraversa l’intera isola e un luogo di culto preciso, situato nell’Iglesiente, che sembra aver custodito per secoli le tracce materiali di riti legati alla luce, all’acqua, al vino e alla memoria degli antenati. È da questo intreccio di paesaggi, funzioni e simboli che nasce la ricchezza dei reperti oggi conservati.