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La nuova esposizione dell’Antiquarium Arborense racconta, dalla preistoria al Medioevo, la storia dell’Oristanese attraverso i suoi reperti più significativi. Un percorso che restituisce il ruolo del territorio come crocevia di culture, scambi e comunità nel cuore del Mediterraneo.
La nuova esposizione dell’Antiquarium Arborense accompagna il visitatore e le visitatrici in un lungo percorso attraverso la storia dell’Oristanese, dalla preistoria al Medioevo, restituendo la complessità di un territorio che per millenni ha rappresentato uno dei principali luoghi di incontro tra comunità, culture e paesaggi del Mediterraneo occidentale.
Le prime comunità
L’allestimento valorizza innanzitutto le testimonianze delle più antiche frequentazioni umane documentate nell’area. Un ruolo centrale è riservato alle comunità prenuragiche che abitarono il golfo di Oristano e le sue lagune, ambienti particolarmente favorevoli per la disponibilità di risorse naturali e per la presenza di vie di comunicazione terrestri e marittime. In questo contesto si inseriscono i materiali provenienti da Cuccuru Is Arrius, nel territorio di Cabras, uno dei più importanti siti del Neolitico sardo, che documenta una frequentazione continua a partire dal V millennio a.C. e restituisce informazioni fondamentali sulle prime comunità agricole e pastorali dell’isola.
Accanto alle testimonianze del Sinis trovano spazio i reperti provenienti da numerosi insediamenti distribuiti nell’intero territorio provinciale, tra cui Santa Vittoria e Cungia ’e Funtà a Nuraxinieddu, Su Cungiau e Is Funtanas a Simaxis e altri contesti che documentano la progressiva strutturazione delle comunità tra età prenuragica e nuragica. L’esposizione evidenzia come l’Oristanese fosse già in queste epoche una realtà densamente abitata, caratterizzata da una rete articolata di villaggi, luoghi di culto e aree produttive.
L’età nuragica
L’età nuragica è rappresentata attraverso materiali provenienti da diversi contesti insediativi e cultuali distribuiti dal Sinis alle pianure del Campidano. Tra questi assumono particolare rilievo i reperti provenienti dal ripostiglio votivo di S’Arrideli di Terralba, una delle testimonianze più significative delle pratiche religiose e delle dinamiche sociali delle comunità nuragiche dell’area. L’insieme dei materiali restituisce l’immagine di una società complessa, pienamente inserita nei circuiti di relazione che interessavano l’intera Sardegna e il Mediterraneo.
L’età fenicia e punica
Il percorso prosegue con l’età fenicia e punica, periodo nel quale il golfo di Oristano assume un ruolo strategico nelle rotte commerciali del Mediterraneo occidentale. Le città di Tharros, Othoca e Neapolis costituiscono i principali poli urbani e portuali di questo sistema territoriale. I reperti provenienti da questi centri, insieme alle testimonianze rinvenute nel Sinis, a Narbolia, Villaurbana e in numerosi altri siti dell’entroterra, documentano la diffusione di modelli culturali, economici e religiosi che collegavano stabilmente la Sardegna alle grandi reti commerciali fenicie e cartaginesi. Tharros, in particolare, rappresenta uno dei più importanti laboratori archeologici dell’isola per comprendere l’incontro tra le tradizioni nuragiche e le culture provenienti dall’Oriente mediterraneo.
Un territorio che non fu mai periferico, ma costantemente inserito nelle reti di relazione del Mediterraneo.
L’età romana
La lunga età romana segna una nuova organizzazione del territorio e delle sue infrastrutture. L’esposizione illustra le trasformazioni che interessarono i centri urbani, le campagne e le vie di comunicazione, mettendo in evidenza il ruolo di Tharros, di Forum Traiani, l’attuale Fordongianus, e di Uselis, l’odierna Usellus, nella rete amministrativa e commerciale della Sardegna romana. A questa fase appartengono anche importanti testimonianze relative alle attività produttive, ai traffici commerciali e alla viabilità, documentata dai cippi miliari e dalle infrastrutture che collegavano l’Oristanese ai principali centri dell’isola.
Particolare rilievo assume il territorio di Cornus, protagonista degli eventi che accompagnarono la conquista romana della Sardegna e legato alla figura di Ampsicora. Successivamente Cornus divenne uno dei principali centri del cristianesimo nell’isola, lasciando importanti testimonianze archeologiche che documentano il passaggio tra tarda antichità e alto Medioevo.
Verso il Medioevo
Le ultime sezioni del percorso accompagnano il visitatore verso la formazione della Sardegna medievale. Attraverso reperti, testimonianze insediative e documentazione storica emerge il lento processo che condusse alla nascita delle nuove realtà politiche giudicali. In questo contesto si colloca la storia di Oristano e dell’Arborea, erede di una lunga tradizione di centralità territoriale che affonda le proprie radici nelle epoche precedenti e che avrebbe trovato nel Medioevo una delle sue espressioni più originali e durature.
L’esposizione propone così una lettura unitaria della storia dell’Oristanese, restituendo al pubblico l’immagine di un territorio che non fu mai periferico, ma costantemente inserito nelle reti di relazione del Mediterraneo. Attraverso i reperti e i contesti archeologici emerge la continuità di una presenza umana che, nel corso dei millenni, ha saputo adattarsi ai cambiamenti ambientali, costruire nuove forme di organizzazione sociale e mantenere un dialogo costante con culture e popolazioni provenienti da orizzonti diversi.