Collezione Titino Sanna Delogu
Donata nel 1966, la raccolta di Titino Sanna Delogu attraversa millenni di storia dell’Oristanese: dalla dea Madre di Simaxis ai corredi fenici di Tharros, fino alle ceramiche africane di età bizantina.
La raccolta
La raccolta di Titino Sanna Delogu, donata all’Antiquarium Arborense nel 1966 insieme a una collezione di arte moderna sarda, costituisce un nucleo eterogeneo ma coerente, capace di restituire in forma compatta la lunga durata delle culture materiali dell’Oristanese e del Mediterraneo centro-occidentale.
La collezione riflette il gusto collezionistico del secondo dopoguerra, attento tanto alle testimonianze preistoriche quanto ai manufatti orientalizzanti, punici, romani e tardoantichi, e si integra oggi come uno dei tasselli più significativi del patrimonio storico del museo.
La dea Madre di Simaxis
Il pezzo più antico e simbolicamente più rilevante è una statuetta in arenaria raffigurante una dea Madre a placca, proveniente dal sito di Simaxis, in località Su Cungiau de is Fundamentas.
Il volto, reso con estrema essenzialità attraverso un naso a pilastrino e occhi a semplice foro, richiama i canoni iconografici della cultura di Ozieri del Neolitico superiore. La qualità dell’esecuzione e la provenienza controllata conferiscono a questo manufatto un ruolo di primo piano nello studio delle figurazioni femminili preistoriche dell’area centro-occidentale della Sardegna.
Tharros fenicia e punica
Un secondo nucleo, attribuibile all’età fenicia, proviene da una tomba a fossa di Tharros e comprende una brocca con orlo a fungo, una brocchetta ad orlo bilobato e un piatto ombelicato.
La compresenza, probabilmente nella stessa sepoltura, di una kylix frammentaria in bucchero etrusco databile intorno al 620 a.C. testimonia la densità degli scambi che caratterizzavano il Mediterraneo arcaico e conferma il ruolo di Tharros come nodo commerciale e culturale di primaria importanza.
A questo orizzonte si collega anche un gruppo di kernophoroi1, raffiguranti il busto della dea Demetra o Kore con il kernos provenienti da una favissa dell’entroterra tharrense e databili tra il IV e il III secolo a.C.
Queste piccole figure votive, legate ai culti agrari e ai rituali di fertilità, documentano la persistenza e la trasformazione delle pratiche religiose nel territorio in età punica avanzata.
Età romana e bizantina
La sezione romana della collezione comprende ceramiche a vernice nera, vasellame comune e lucerne a becco tondo, materiali che illustrano la quotidianità domestica e la circolazione di forme standardizzate nel quadro della romanizzazione dell’Oristanese. Particolarmente degna di nota è una lucerna in bronzo del III secolo d.C., oggetto raro per qualità e stato di conservazione, che arricchisce il panorama delle produzioni artigianali di età imperiale.
Chiude la raccolta un gruppo di ceramiche africane in sigillata chiara di tipo D, attribuibili all’età bizantina, testimonianza della continuità degli scambi con le province africane e della persistenza di circuiti commerciali attivi ancora tra VI e VII secolo.
Una donazione per la città
Nel suo insieme, la collezione Sanna Delogu offre un percorso compatto ma densissimo, capace di attraversare millenni di storia e di restituire, attraverso oggetti di natura e funzione diverse, la complessità culturale del territorio oristanese.
La donazione del 1966 ha contribuito in modo determinante all’arricchimento dell’Antiquarium Arborense, integrandosi con le altre grandi raccolte storiche del museo e fornendo agli studiosi un repertorio prezioso per la ricostruzione delle dinamiche insediative, cultuali e commerciali del Sinis e dell’entroterra.
- Le kernophoroi sono piccole figure votive femminili che portano il kernos, un recipiente rituale formato da più vasetti destinati a contenere liquidi o offerte. Queste immagini, talvolta associate simbolicamente a Demetra o Kore, richiamano i rituali agrari e i misteri che celebravano la fertilità della terra e il rinnovarsi delle stagioni.