Oristano, città medievale

I percorsi dell’Antiquarium guidano alla scoperta di Oristano, nata da una lunga evoluzione documentata da fonti medievali. Attorno a Santa Maria si forma il nucleo che diventa capitale arborense, cinta da mura e torri, e centrale anche dopo il giudicato.

Dall’Antiquarium Arborense si dipartono percorsi tematici che permettono a tutte e tutti di conoscere Oristano attraverso le sue stratificazioni storiche. Sono itinerari pensati sia per chi si avvicina alla città per la prima volta, sia per chi la vive quotidianamente e desidera approfondirne le radici. Camminare per Oristano significa leggere la storia nei luoghi, nelle architetture e nelle memorie che hanno segnato il tempo dei suoi protagonisti.

La città si identifica in modo particolare con la stagione medievale dell’isola e con la grande epopea arborense, fortemente romanzata e politicizzata nell’Ottocento, che ha elevato gli Arborea e soprattutto Eleonora a simboli di una storia unica. Tuttavia, la configurazione medievale di Oristano è il risultato di un processo di lunga durata, riconoscibile nelle fonti scritte e nelle evidenze materiali che precedono di secoli la sua definizione come capitale del Giudicato d’Arborea.

Le origini della città

La posizione geografica, centrale e protetta, si definisce progressivamente. La città si colloca in un’area prossima ai porti, circondata da lagune e dal fiume Tirso, crocevia di assi stradali che collegavano nord e sud dell’isola, il mare e l’interno. In questo contesto favorevole emerge quasi naturalmente, per elezione geografica prima ancora che per scelta politica, l’insediamento che diventerà Oristano. Attorno alla ecclesia Sanctae Mariae de Arestano si sviluppa un nucleo abitato stabile, favorito da terre salubri e da funzioni civili e religiose che la chiesa esercita già nel XII secolo. Gli atti redatti “in ecclesia Sanctae Mariae” attestano un ruolo amministrativo consolidato, che comprende la gestione delle controversie, la definizione dei confini e la registrazione delle proprietà.

Le fonti più antiche, i condaghi di Silki, Bonarcado e Codrongianus, risalenti all’XI e al XII secolo, non parlano ancora di una città, ma descrivono un territorio densamente abitato e organizzato attorno a villaggi, chiese e figure amministrative come curatores, iuratos, maiores e minores. Le schede relative ai paperos, ai servi de rennu e alle liti per terre e vigne restituiscono un paesaggio complesso, già dotato di una struttura civile e produttiva che anticipa la futura centralità urbana.

La trasformazione dell’area in capitale giudicale si colloca nella riorganizzazione politica dell’isola dopo la lunga fase bizantina. Come accade in altre regioni della Sardegna, ad Ardara in luogo di Turris Libisonis e a Santa Igia in luogo di Karali, anche qui non si registra un abbandono improvviso delle coste, ma un progressivo spostamento del baricentro politico verso l’interno. Si tratta di un fenomeno diffuso nel Mediterraneo tra il VII e l’XI secolo. Tharros non scompare, ma si restringe, si fortifica e resiste. Perde gradualmente la sua funzione politica, mentre l’area di Arestano emerge come sede razionale per il potere ecclesiastico e giudicale.

La capitale murata

La piena configurazione urbana di Oristano è documentata alla fine del XIII secolo, durante il regno di Mariano II. Le cronache pisane, in particolare i Fragmenta historiae pisanae, e le testimonianze epigrafiche confermano la costruzione della cinta muraria e della Torre di San Cristoforo nel 1290. Le mura orientate sugli assi cardinali, la definizione dei quartieri e la monumentalità della torre riflettono modelli urbanistici dell’Italia tirrenica, adattati alle esigenze politiche dell’Arborea. Non si tratta di un gesto simbolico, ma di un intervento infrastrutturale coerente con le dinamiche del tempo. L’obiettivo era consolidare il controllo sul territorio, proteggere la sede del potere e affermare la centralità della capitale.

La cinta muraria, lunga circa due chilometri e scandita da ventotto torri, definiva una città fortificata.

La cinta muraria, lunga circa due chilometri e scandita da ventotto torri, definiva una città fortificata circondata da un ampio fossato e protetta da una geografia favorevole, fatta di paludi, lagune e del grande delta del Tirso. Il modello costruttivo, ispirato alle città murate toscane, inglobava il vasto isolato ecclesiastico con la chiesa di Santa Maria, la chiesa di San Francesco, la curia e il monastero francescano. L’andamento curvilineo delle mura si estendeva sino alla porta di San Mauro o Sant’Antonio.

Gli ingressi principali erano quattro. A nord si apriva la monumentale Porta di San Cristoforo, nell’attuale piazza Roma. A sud si trovava la Porta di San Filippo, affiancata dalla Porta a Mari, accesso commerciale verso la piazza della Majoria, il quartiere de su Pottu e la Cattedrale. A est si collocava la Porta di Sant’Antonio, lungo l’attuale via Cagliari. A ovest si apriva Portixedda, la piccola porta che conduceva verso le Barbagie, posta al termine del lungo reticolato murario.

Galleria P1 – La città medievaleTorre di Mariano II, Portixedda, tratti delle mura. 3–4 immagini.

Il percorso

I percorsi guidati dedicati alla città medievale permettono di entrare nel vivo delle sue sopravvivenze materiali e documentarie. Offrono agli studiosi e ai visitatori l’occasione di interrogarsi sulla storia della città che fu degli Ugone, dei Mariano e di Donna Eleonora, colei che seppe guidare il regno in autonomia e proseguire le politiche di difesa dell’indipendenza delle terre d’Arborea dalle mire della Corona d’Aragona e di Pietro IV il Cerimonioso. L’indipendenza si spegne dopo la sua morte, avvenuta forse nel 1405, forse in seguito alla nuova ondata di peste che colpì Oristano e la Sardegna.

I titoli del regno d’Arborea, dopo la caduta del giudicato nel 1409, saranno assorbiti e trasformati nella titolatura aragonese e poi spagnola. La città continuerà a essere riconosciuta come Civitas Regia e manterrà un ruolo amministrativo e simbolico di primo piano.

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